Pensioni: le novità in manovra

Pensioni: le novità in manovra

pensioni-RedazioneApe, Rita e quattordicesima, sono alcune delle misure contenute nella manovra 2017, che interessano i pensionati e gli ‘aspiranti’ pensionati. Secondo una bozza della legge di bilancio dal primo maggio 2017 al 31 dicembre 2018 viene introdotto, in via sperimentale, l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (Ape). La misura, che potrà avere una durata minima di sei mesi, diventa ‘sociale’, e quindi a carico dello Stato, per specifiche categorie.

Per chi può contare sui fondi pensione c’è Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata), che viene introdotta in via sperimentale con la stessa durata dell’Ape (20 mesi).

La parte imponibile della rendita, si legge nella bozza, è assoggettata alla ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15% sugli importi relativi ai primi 15 anni di adesione al fondo, che viene ridotta di 0,3 punti percentuali per ogni anno eccedente. La manovra prevede anche l’estensione e incremento della quattordicesima per i pensionati.

Attualmente l’assegno viene erogato a chi percepisce una mensilità fino a 1,5 volte il trattamento minimo (pari a 750 euro circa); dal prossimo anno invece ne potranno beneficiare tutti coloro che hanno un reddito fino a 2 volte il trattamento minimo (circa 1.000 euro).

Per chi già riceveva la mensilità aggiuntiva l’erogazione potrà variare da 262 euro a 655 euro; mentre per i nuovi beneficiari la somma sarà compresa tra 336 euro e 504 euro. Aumenta, inoltre, fino a 8.000 euro la no tax area (rispetto ai 7.750 euro previsti oggi). Nella legge di bilancio è prevista l’ennesima salvaguardia degli esodati (la numero 8), che dovrebbe chiudere definitivamente la saga, iniziata nel 2011 con la riforma Fornero.

All’Ape sociale potranno avere accesso 3 categorie: i disoccupati (che hanno concluso la prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni), chi assiste parenti con handicap (da almeno 6 mesi), chi ha una riduzione della capacità lavorativa (superiore o uguale al 74% e 30 anni di contributi), chi svolge lavori usuranti (da almeno 6 anni e con anzianità contributiva di 36 anni).

Nel gruppo dei lavoratori che possono accedere all’Ape pagata dallo Stato rientrano: gli operai dell’industria estrattiva, edilizia e manutenzione degli edifici; i conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; i conciatori di pelli e di pellicce; i conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; i conduttori di mezzi pensanti e camion; gli infermieri, le ostetriche con lavori organizzati in turni; gli addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; i professori di scuola pre primaria; i facchini, gli addetti allo spostamento di merci; il personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; gli operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

L’importo dell’indennità, in questo caso, non può superare 1.500 euro.

Per coloro che intendono utilizzare l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, nella bozza si spiega che si tratta di un ”prestito corrisposto a quote mensili per dodici mensilità, a un soggetto in possesso dei requisiti” fissati dalla manovra: iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive che, al momento della richiesta, hanno un’età anagrafica minima di 63 anni, che maturano il diritto a una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, e che hanno il requisito contributivo minimo dei 20 anni. La pensione, inoltre, dovrà essere pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’assicurazione obbligatoria.

L’operazione di finanziamento, si legge nella bozza, ”è sottoposta agli obblighi di adeguata verifica della clientela”, le cui modalità saranno definite con un decreto del Mef.

L’istituto di credito, una volta accertata l’affidabilità dell’aspirante pensionato trasmette all’Inps e al soggetto richiedente il ”contratto di prestito” o l’eventuale comunicazione con cui respinge la richiesta.

Il prestito decorre entro 30 giorni dal via libera alla richiesta, e l’Istituto di previdenza dovrà trattenere, a partire dal primo assegno, l’importo della rata per il rimborso del finanziamento e ”lo riversa al finanziatore tempestivamente e comunque non oltre 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata”.

Presso il ministero dell’Economia viene istituito un fondo di garanzia, di 70 milioni.

 




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