La caparra confirmatoria e il risarcimento

La caparra confirmatoria e il risarcimento

-Carmela Pistacchio– La sentenza in commento (Cass. Civile Sez. III., 30 settembre 2016, n. 19043) ci permette di chiarire la natura della somma di danaro oggetto della caparra confirmatoria e del correlato diritto di recesso dal contratto.
La caparra confirmatoria è un istituto previsto dal codice civile e ha la finalità di rafforzare il vincolo contrattuale e scoraggiare futuri inadempimenti.

Consiste nella somma di denaro che una parte consegna all’altra nella previsione della definitiva conclusione di un contratto.
Se una delle parti dovesse rendersi inadempiente l’altra può recedere dal contratto trattenendo la somma di denaro, o chiedere che le venga restituita il doppio della somma che aveva consegnato a titolo di caparra.

Attraverso quest’istituto la parte fedele può richiedere che il contratto venga risolto in via extragiudiziale, senza che sia necessario adire alcun Giudice, con risparmio di tempo e assicurandosi già da subito una somma di denaro (la caparra) a titolo di risarcimento, ma si preclude la possibilità di richiedere il risarcimento degli ulteriori danni che derivano dall’inadempimento dell’altra parte.

Il risarcimento del contraente fedele sarà limitato alla somma ricevuta o consegnata a titolo di caparra e null’altro potrà richiedere.

La sentenza fa chiarezza appunto su cosa si deve intendere per “risarcimento del danno ulteriore all’inadempimento” .
Le parti contraenti, nel caso posto all’attenzione dei Giudici Supremi, avevano stipulato un preliminare di vendita di immobile prevedendo a garanzia della conclusione definitiva del contratto una somma di denaro a titolo di caparra in caso di successiva risoluzione del contratto per inadempimento, e inoltre stabilendo che  l’acquirente fosse immesso nel possesso dell’immobile già al momento della stipula del preliminare.

La Suprema Corte ha ribadito che la somma di denaro a titolo di caparra ha la funzione di preventiva liquidazione del danno per il mancato pagamento del prezzo, e che pertanto il  venditore ha diritto a recedere dal contratto ed ad incamerare la caparra, ma nel caso de quo ha diritto anche ad ottenere dal promissario acquirente inadempiente il pagamento dell’indennità di occupazione dalla data di immissione dello stesso nella detenzione del bene sino al momento della restituzione.

Il recesso con conseguente trattenimento della caparra esclude pretese risarcitorie ulteriori aventi ad oggetto l’inadempimento stesso ma non esclude eventuali domande risarcitorie che si fondano su altri e distinti fatti illeciti come il godimento senza titolo di un immobile.

Infatti nel caso di cui si sono occupati gli Ermellini, il contratto preliminare di compravendita era stato sciolto a causa dell’inadempimento dell’ acquirente ed in forza del recesso previsto dalla caparra, pertanto l’occupazione dell’immobile dal momento della risoluzione del contratto era illegittima (sine titulo) e costituisce la fonte ulteriore per richiedere il risarcimento dei danni.

 

 




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