Islam e terrore: le colpe dell'Occidente

Islam e terrore: le colpe dell’Occidente


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.- Negli ultimi 25 anni l’Occidente ha sterminato qualcosa come 4 milioni di islamici nelle cosiddette missioni di pace: un vero genocidio..

L’ultimo aggiornamento lo fornisce la Prs di Washington: l’associazione “Physicians for Social Responsibility”, composta da medici e Premi Nobel per la Pace, in un rapporto di 97 pagine dichiara che il solo decennio seguito all’11 Settembre «è costato la vita a circa 1,3 milioni di persone, forse anche 2 milioni», calcolando il numero di vittime civili mietute dagli interventi militari statunitensi in Iraq, Afganistan e Pakistan nel quadro delle “operazioni contro il terrorismo”.

I rapporti ufficiali parlano di 110 mila morti in Iraq, nella sola Najaf sono stati seppelliti 40 mila cadaveri, ufficialmente ne risultano 1.350, un rapporto di 1 a 40

Sempre secondo lo studio Psr, il tanto contestato rapporto di “Lancet” che ha stimato 655.000 morti iracheni fino al 2006 (e oltre un milione fino ad oggi, per estrapolazione) era probabilmente molto più accurato dei dati forniti dall’Ibc, la conta ufficiale dei morti.

Psr conclude che il numero più vicino alla realtà dei civili morti in Iraq dal 2003 a oggi è di circa 1 milione. A cui si aggiungono circa 220.000 civili uccisi in Afganistan e 80.000 in Pakistan. Il conto finale parla di un minimo di 1,3 milioni di persone, fino a un massimo di 2 milioni attraverso ricognizioni definitive e complete.

Uno studio dell’ufficio censimenti del governo americano stimava in oltre 200 mila le vittime civili della prima guerra del Golfo, studio fatto sparire dalla circolazione e oltre un milione e mezzo di iracheni, di cui la metà bambini, morirono a seguito delle sanzioni imposte da Usa e Regno Unito al popolo di Saddam Hussein, quelle sanzioni comprendevano beni di prima necessità.

Tra le merci vietate c’erano prodotti chimici e attrezzature essenziali per la depurazione delle risorse idriche nazionali.

Un documento segreto dell’agenzia d’intelligence del ministero della difesa statunitense, scoperto dal professor Thomas Nagy della School of Business della George Washington University, indicava chiaramente le «intenzioni di genocidio del popolo iracheno».

La politica sanzionatoria avrebbe inevitabilmente creato «le condizioni per la diffusione delle malattie, comprese vere e proprie epidemie su vasta scala», causando «di conseguenza l’eliminazione di una vasta porzione della popolazione irachena».  In effetti dal 2003 ad oggi sono morti tre milioni di iracheni.

Anche in Afganistan, la stima delle morti totali in base ai rapporti ufficiali potrebbe essere piuttosto conservativa.

Sei mesi dopo la campagna di bombardamenti successiva al 2001, il giornalista del “Guardian” Jonathan Steele rivelò che rimasero uccisi un numero tra i 1.300 e gli 8.000 afghani, ed altri 50.000 morirono come conseguenza indiretta della guerra.

Come per l’Iraq, in Afganistan gli interventi statunitensi sono iniziati molto prima dell’11 Settembre, sotto forma di sostegno militare, logistico e finanziario segreto ai Talebani. Questo permise ai talebani di controllare il 90% del territorio afghano, causando migrazioni forzate e aumento della mortalità.

Non che la Russia sia esente da colpe, ebbe un ruolo preponderante nella distruzione delle infrastrutture afghane, causando indirettamente numerosissime vittime.

Bilanci spaventosi: milioni e milioni di morti, cifre che superano qualsiasi immaginazione, considerati dalle potenze occidentali “incidenti inevitabili e irrilevanti”. Morti giustificate nel contesto della lotta al terrorismo.

Morti di serie B con il pretesto della guerra al terrore.

 

 

 




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