Da inizio anno nove femminicidi al mese

Da inizio anno nove femminicidi al mese

femminicidi-Redazione- Donne strangolate, accoltellate, bruciate, massacrate durante la furia incontrollabile del compagno o dell’ex.

I loro volti registrati dalle cronache dei giornali mostrano solo il lato più evidente del dramma femminicidi in Italia; poi c’è quello oscuro, che non viene a galla e che non aggiunge un nome ad una lunga lista di morte ammazzate.

Da inizio anno sono almeno 43, secondo i dati monitorati dalla Casa delle Donne di Bologna, che significa nove ogni mese

.Troppe per restare in silenzio: le donne, sulla scia di una protesta nata in rete con l’hashtag #saranonsarà, scelgono un drappo rosso da esporre alla finestra per dire ‘no’ alla violenza. Anche Laura Boldrini lo fa da Montecitorio.

Una rivoluzione culturale per fermare il femminicidio che deve partire dalle scuole e che necessita più che mai di coinvolgere gli uomini oltre le donne. L’autore di violenza utilizza l’aggressività nella relazione “per sancire possesso e controllo” specie nel momento in cui si rompe quell’equilibrio ‘malato’ di sottomissione della donna. Ma l’aggressività “si può trattare”, assicura Andrea Bernetti, psicoterapeuta e responsabile del Cam, il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Roma, che chiede un maggiore coinvolgimento delle istituzioni nel lavoro di prevenzione.

“L’uomo può fare un percorso per interrompere il comportamento violento e assumersi le proprie responsabilità”: la consapevolezza è il primo passo. “Da inizio anno fino oggi stiamo trattando 8 casi e sono tutti arrivati al nostro Cam volontariamente”, dice Bernetti.

Ancora poco se si pensa che in Italia, ad esclusione dei progetti in carcere, sono in tutto 15 i centri (compresi i 5 Cam) che si occupano di autori di violenza. La concentrazione è al Centronord. Ora, dopo una convenzione con il Municipio Roma VII, il Cam di Roma fa ‘rete’ con Asl, forze dell’ordine e assistenti sociali perché gli autori di violenza siano indirizzati al Centro.

A maggior ragione le strategie di prevenzione devono mirare a mettere i minori al centro. “Pensiamo a tutti quei bambini che assistono dentro quattro mura a episodi di violenza, un danno per loro che va evitato con percorsi adeguati del padre. Per un bambino è comunque un danno anche non averlo un padre perché allontanato da casa. Il figlio ha diritto ad avere un papà e un papà ha il dovere di essere un buon genitore. Tentare di cambiare è difficile, ma si può”.




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